Club Alpino Italiano
Sezione di Pontedera

 

 

 

14-15 Maggio 2005

Salita al Gran Paradiso

 

Partenza ore 8.00 da Pontedera e subito ci facciamo una bella colazione... alle 9.30 ci fermiamo a fare compere a Sarzana da Davide di RVB sport.

Alla fine ci mettiamo a chiaccherare e ci perdiamo un'ora! E poi tutti i suoi racconti di "straballa atomica" la via di roccia che ha fatto con Roberto Vigiani e relazionata su Alp di maggio.


Insomma tra scherzi e chiacchere s'arriva a villenevue a mezzogiorno… pranzo in trattoria e alle 14.00 siamo al parcheggio di Pont Valsavaranche: piove e tira vento.


Ci si veste in macchina.. il nuovo pantalone impermeabile comprato stamani sarà utile!

Alle 15.00 sembra sia quasi smesso, si scende, carichiamo gli zaini e si parte… A metà sentiero superiamo dei veronesi (anche loro con gli sci), si fanno due chiacchiere e li salutiamo (le due chiacchiere li hanno sfiniti..).


 


Mentre saliamo sembriamo due scemi, siamo contenti matti perchè stiamo benissimo e sta piovendo, ciò significa che in alto sta mettendo un po' di neve e ce lo confermano poco dopo due ragazzi che erano su oggi! E domani sarà bellissimo o appena velato (si spera).


 


S'inizia a toccare la neve quando siamo a quota 2600, ma non mettiamo gli sci, ormai siamo al rifugio.


 


Arrivati (senza prenotazione) arriva subito un'altra buona notizia: ci danno una cameretta! Già occupata da 3 persone ma non importa...

Cena perfetta… lasagne e carne, condite da quattro risate con i vicini di tavolo.

Alle 20.50 siamo sotto le coperte. Alle 22.30 inizia il calvario… uno dei tedeschi in camera con noi inizia a fare avanti e indietro al bagno.. alla fine dopo uno dei rientri al bagno apre addirittura la finestra!!! Inizio a non vedere l'ora di alzarmi, tant'è che all'una mi sveglia Daniele dicendo: "è ora di partire!" in realtà aveva confuso l'ora con la data… 5/15 !!!


 


Comunque le 4,15 arrivano, e si sente anche dalla confusione che c'è. Tutto il rifugio si anima e, anche se è un'esperienza già vissuta, mi emoziona sempre un sacco… da un senso di sollievo vedere che non siamo gli unici ad essere matti…

Ci vestiamo con calma, ci facciamo la toilette e scendiamo. Mettiamo su le pelli con calma e cura, dato che è già capitato che col freddo non si attacchino bene alle solette degli sci.

Facciamo colazione e prepariamo lo zaino non in parti uguali (la corda ce l'ha Daniele..) alle 5.15 siamo con gli sci ai piedi. Le montagne risplendono nella notte più che mai, e sembra che ci stiano guardando dall'alto della loro maestosità.


 


Davanti a noi ci sono altri gruppi che ci precedono… provo a fare delle foto ma il freddo della macchina e la sonnolenza non lo permettono…

La nostra prima sosta è prevista per le 7.00, già ieri (ed era l'unica cosa stabilita) avevamo deciso di salire a non più di 9m/min (ovvero 450/500m/ora di dislivello) e così facciamo.. Il passo è lento e ben cadenzato. Saliamo e superiamo il solito gruppo di veronesi… ancora qualche battuta e altra sosta per loro…

Saliamo ancora, i gruppi prendono tracce diverse.

Siamo all'inizio vero e proprio del ghiacciaio, chiedo di fare una pausa pensando di essere alle 7 e invece sono solo le 6.10! Infatti Daniele obbietta che è presto per mettersi la crema da sole, visto che è tutto all'ombra… e visto che siamo freschi saliamo anche il primo pendio ripido…

In realtà la mia pausa era anche per far passare avanti qualcun altro a fare la traccia!

Di fatto siamo fermi e ne approfittiamo per mettere i rampant, la neve è durissima, i 3 centimetri di neve fresca scivolano sopra il ghiaccio e non danno molta fiducia.

Insieme a noi anche altri 3 ragazzi francesi (due ragazzi e una ragazza) si fermano e li mettono.

Il pendio ora è ripido, si fa un traverso molto largo, Daniele è davanti e spero che ne basti uno per uscire sul ripiano superiore. Purtroppo quando siamo sopra alle rocce si vede che non basta, siamo costretti a fare uno zig-zag sopra alle rocce. Con la neve ammollata non ci si penserebbe nemmeno, ma in queste condizioni… una caduta comporterebbe una scivolata sopra le rocce di circa 200metri e rifare la salita.

Usciti sul plateau si decide di salire fino alle roccette prima del pendio sotto la schiena d'asino, mi volto e spero che altri ci sorpassino e invece niente, stanno rigorosamente dietro. Alle rocce siamo fermi, gli altri ci raggiungono e… si fermano anche loro!!!!


 


A stare fermi si congela, il sole c'è ma siamo ancora in ombra, giusto il tempo di bere un po' di tè caldo e si riparte. Dal basso ci consultiamo e decidiamo la traccia da fare, staremo sotto le rocce dov'è meno ripido, poi quando si esce sul pendio ripido sembra un tratto breve da superare… E' ancora Daniele a fare la traccia.

I tre francesi ci raggiungono e saliamo insieme ora...

E' più ripido di prima e il silenzio è totale... ognuno è concentrato e ci godiamo la salita. Le tracce ora s'intersecano… a metà pendio siamo al limite delle pelli, e anche i rampant sembra che tengano poco… nel fare un'inversione incrocio la ragazza francese e per poco non ci calpestiamo... scuse di rito e si riparte; ma nello scusarsi e ridere ci siamo messi fiducia a vicenda, in montagna capita spesso che basti solo un cenno per capirsi.


 


Sono le 7.30 e aver  trovato altri 3 giovani a fare questa salita mi ha fatto proprio piacere.

Siamo fuori anche da questo pendio.


 


Facciamo altre due chiacchere, in molti si fermano a fare una sosta.

La posizione è stupenda, a sinistra c'è la nord del Ciarfron e la Tresenta, di fronte la schiena d'asino e a sinistra la seraccata della parte superiore del ghiacciaio del Gran Paradiso. Lassù, 400metri di dislivello, si vede già la statuetta della vetta… avendola vista in foto mi sembra di sentirla che ci assiste in questo pellegrinare.


 


Non ci fermiamo perché qui la brezza si sente e ci gela. Quota 3600, Daniele avverte un po' di affanno, si rallenta ma l'umore è altissimo. Dalla schiena d'asino si vedono i primi scialpinisti che vengono dallo Chabot. Ancora un pendio ripido (ma corto) e poi l'ultimo tratto in falsopiano.

Tutto è perfetto, giornata fantastica. Saliamo ancora all'ombra. L'ultimo tratto che porta alla vetta sciistica ha delle placche di neve a vento, ma una volta individuato il percorso giusto saliamo senza problemi fino all'ultima sella. Cerco di togliere gli sci, qui è tutto ghiacciato perchè nella sella passa tutto il vento, con calma ce la faccio. Siamo saliti in 3ore e 30minuti.


 


Alcuni scialpinisti sono di ritorno, sono già saliti alla madonnina… senza corda, senza piccozza e senza ramponi!

Nel frattempo mi raggiunge Daniele. Purtroppo le sue mani sono congelate. Nonostante i guanti non ha quasi circolazione alle dita. Provo a scaldarlo ma è inutile, dovevo aiutarlo fin da prima. Non ci pensa nemmeno alla cresta, il dolore è quasi insopportabile per lui e un po' di tristezza mi assale. Comunque è un grande, non mi dice nulla e mi lascia salire. Calzo i ramponi e salgo arrampicando sulla neve e roccette.

Prima dell'ultimo passaggio mi fermo. Ci sono due francesi con me.

Vediamo che ci aspetta, un masso appoggiato da scavalcare e una parete da fare di traverso, sotto gli 800metri della nord.

Mi fermo qui come al mio solito.

Mi faccio scattare una foto e ritorno giù… Daniele è ancora lì che si massaggia le mani.

Ora c'è un sacco di gente alla sella, e altrettanta è nell'ultimo tratto… secondo me almeno altre 100 persone a vista. 


 


Togliamo le pelli, stringiamo gli scarponi, blocchiamo gli attacchi e si parte. Le prime curve si fanno sul ripido (45°) ma dura pochissimo  (peccato), poi è tutta una goduria.

La neve molla appena e si fanno curve stupende. E' una mare bianco… una tavolozza da dipingere come meglio si è ispirati!


Scendiamo il primo tratto lontano dagli altri che salgono, poi però dobbiamo tornare verso di loro per evitare i seracchi. La fila è interminabile… poco sotto l'ultimo ripido ritroviamo i veronesi!


 


La discesa prosegue tranquillamente.. ci fermiamo a fare foto, a mangiare, e cerchiamo le zone più belle per scendere… alle 11.00 siamo di nuovo  al rifugio a prendere il tanto atteso sole!

Relax e sole per mezz'ora e alle 11.30, dopo aver  pagato, s'inizia a scendere. Un ultimo tratto con gli sci su neve primaverile perfetta (firn) un po' d'avventura per riprendere il sentiero e alla fine dopo un'ora siamo alla macchina e al selfservice (zuppa di pane nero verze e fontina e carbonara valdostana).


 


Da segnalare che il tratto lungo il fiume l'abbiamo percorso accanto agli stambecchi.


 


Alle 19.00 dopo aver mangiato anche la focaccia Genovese a Genova, siamo a Pontedera, stanchi ma decisamente contenti.

Alla fine di tutti i discorsi voglio sottolineare che l'escursione sopra descritta, fatta con piccozza e ramponi, è fattibile per tutti nel periodo da metà giugno a metà Luglio.

Non ci sono difficoltà oggettive di rilievo e l'ambiente è splendido.

La salita è data per 5-6 ore (a piedi).

Comunque tutto ciò che ho scritto è per cercare di trasmettere le emozioni che ho provato e per potermele ricordare nel tempo.

La salita è stata di enorme soddisfazione soprattutto perchè effettuata in ottima compagnia e ottime condizioni fisiche.

Se è vero che si può salire anche senza allenamento, vi garantisco tuttavia che mi sono commosso a ripensare agli allenamenti, alle corse d'inverno all'ora di cena, alle cene saltate, alle sudate in palestra, e alle salite con gli sci anche in condizioni meteo disastrose... i piccoli sarifici sono stati ripagati; ed è come se quella montagna te la sentissi un po' più amica e meno severa...

E infine le grandi amicizie che si fanno in montagna... solo quello ripaga le immense fatiche.

Il nostro mitico Beppe Puddu (scialpinista Focolaccia da anni) ci mandò il messaggio sul telefonino il sabato dicendo: COM'E' ANDATA LA SALITA AL VITTORIO EMANUELE? TUTTA CON GLI SCI IN SPALLE? X DOMANI PREVISIONI SOLEGGIATO O LEGGERA VELATURA. FORZA RAGAZZI IL GRAMPA E' VOSTRO

 

Saluti e buone salite a tutti!

Emanuele & Daniele