Gita sociale al Gran Paradiso Val dĠAosta
Venerd 10 sabato 11 Luglio 2009.
Partenza da Pontedera
alle 7.00 destinazione Pont Val Savaranche.
Da qui avr inizio la nostra ascensione, suddivisa in due giorni, allĠunico
4000 in territorio totalmente italiano.
I partecipanti sono pochi per non dire
pochissimi, siamo solo in 4 e questo rende la gita molto ÒintimaÓ ma non meno
divertente.
Pranziamo al self service
vicino al parcheggio e con calma partiamo. Prima per la foto
di rito alla partenza (dalla testa ai piedi).
La salita al
rifugio, per alcuni ormai nota, sempre bellissima e affollata. Pi si sale e
pi si apre la visuale su tutta la valle, e quasi vicino al rifugio la visuale
ormai aperta anche alle vallate adiacenti. LĠannata stata di precipitazioni
abbondanti testimoniate dallĠabbondanza di cascate e da una vegetazione quantomai lussureggiante.
AllĠarrivo al
rifugio, dopo circa 2 ore e mezza cerchiamo
sistemazione al rifugio, grazie anche allĠottima accoglienza del paziente rifugista che dimostra gentilezza con tutti nonostante la
situazione sia piuttosto caotica. Infatti nonostante
sia venerd il rifugio pieno e a ravvivare lĠatmosfera cĠ un bel anche
gruppo di 40 arrembanti alpinisti dai 6 ai 14 anni.
Intanto la bella notizia che ci viene assegnata una comoda cameretta da 4 persone, tutta per
noi.
Aspettando la cena
ne approfittiamo per una giretto verso il ghiacciaio
posto sotto al Ciarforon, ed in breve si lascia la
grande folla e si respira aria di montagna (e i primi mal di testa a quota
3000metri). Nel rientrare al rifugio, camminando sulla morena
sorprendiamo dietro ad un masso il padrone di casa, che sta brucando
tranquillamente lĠerba per nulla indispettito dalla nostra presenza. Si
ferma solo un momento per mettersi in posa per Marco che gli fa la foto
(rigorosamente dalla testa ai piedi).
Arriviamo al rifugio giusto in tempo per
lĠabbondante e ottima cena, pasteggiando anche con del buon vino.
Intanto fuori il sole va a dormire,
salutandoci con le magie di luce che illuminano le cime, poi le dipingono di
rosa e di rosso accesso, per finire poi col mostrarci i severi e scuri profili
ricordandoci che siamo sulle Alpi vere!!!
Andiamo a dormire, le sveglie sono fissate
per le ore 4.00 per partire alle 5.00, fuori sentiamo
spirare il vento
gelido e questo ci fa apprezzare ancora di pi le calde coperte.
La sveglia suona puntuale, per paura di non
averci svegliato Marco decide di dare un bel rintocco con la testa sul
soffittoÉ o forse aveva dimenticato di non essere a
casa sua! Insomma, tra le risate di noi altri ci alziamo e prepariamo gli zaini. Tutto il rifugio in fermento, si sentono bisbigli dalle altre camere e il
tintinnio dei moschettoni. I pi giovani scalpitano per
partire, i pi esperti se la prendono comoda. Colazione abbondante,
pensavamo che fuori ci fosse della luce invece la notte ancora fonda.
Alle ore 5.00
(manco fossimo svizzeri) si parte. Imbragati ma non
legati imbocchiamo il sentiero che ci porta verso la morena. Passo lento ma
regolare, dopo poco il caldo si fa sentire, ed dĠobbligo una sosta. Intanto
Giuseppe fa le riprese con la telecamera, sembra tempo perso ma a rivedere le
immagini lo ringraziamo di averle fatte.
Dopo circa 40 minuti mettiamo piede sulla
neve, senza pensarci molto mettiamo ramponi e ci leghiamo, per non perdere
altro tempo dopo. Davanti e dietro di noi ci sono altre cordate, ma il silenzio
adesso regna sovrano. Ognuno cammina cercando di amministrare le forze ma anche
immerso in questa cartolina gigantesca che cerchiamo di scrutare in ogni suo
angolo. Saliamo, il passo costante e al di sopra delle
previsioni, ma anche la quota aumenta. Alla prima rampa 3150m facciamo una
sosta. Davanti a noi una bella salita, la traccia sembra dritta. Superato
questa rampa siamo su una plateau, si riprende fiato.
Si alza il vento e ci dobbiamo coprire. Ripartiamo insieme a
degli spagnoli, mi fanno simpatia gli spagnoli. Hanno abbigliamento decisamente inadeguato, e qualcuno una piccozza in legno
lunghissima, ma sono sempre pronti a sorridere e si nota la loro
spensieratezza. Noi invece rimaniamo a bocca aperta, per cercare di prendere
fiato!
Ors, siamo a 3600m, la madonnina si vede
lass lontana, e adesso si aggiungono a noi le cordate che vengono dallo Chabod. Altra sosta, Beppe
fa le riprese e ne approfittiamo per fare due chiacchere. La giornata bella, peccato per questo freddo
per ormai manca poco. Solo unĠutlimo strappo e
saremo alla crepaccia terminale e alla cresta.
Eccoci qui, siamo alla
sella, la crepaccia terminale non ha dato alcun problema e ora siamo allĠultimo
punto di sosta comodo e poco affollato. Stiamo bene, manca un poĠ di fiato ma
per il resto ci siamo.
Cambiamo configurazione alla cordata
accorciandoci un poĠ ed iniziamo la salita su terreno ora pi esposto ma ben
tracciato. Alle prime rocce riusciamo a fare una sosta, lĠaffollamento ha
dellĠincredibile!!! Con Sergio riusciamo ad
appropriarci di un buono
spuntone, che di
tanto in tanto lasciamo usare da chi scende per aggrapparsi ma ne manteniamo il
monopolio.
Con un traverso su roccia raggiungiamo una
vecchia sosta a chiodi posta prima del famoso passaggio per la madonnina, anche
questa sosta ce la teniamo per noi.
Sono le 11.30 e
lĠarrivo alla Madonnina bellissimo, lĠultimo passaggio ci ha impegnato, con
molta attenzione saliamo sul pulpito e ci stringiamo la mano. EĠ stata dura ma
adesso la vista a 360Ħ ci ripaga di tutti gli sforzi. Il Monviso spicca alto
sopra le nuvole, il Monte Bianco ha il cappello e la sua vista da qui impressionante. Anche tutto il gruppo del Rosa stupendo cos come la testa
del Rutor. EĠ un inseguirsi di valli e vette commovente e impressionante come il ghiacciaio della
tribolazione che qualche centinaio di metri sotto di noi.
Per Marco la prima vetta delle alpi ed il
suo primo 4000, ma anche per Beppe, Sergio e me unĠemozione forte essere
quass.

La foto di vetta
ci viene scattata da una guida alpina, un certo Abele Blanc (vedi 13 ottomila scalati tra cui sia il K2 che
lĠEverest) che ha portato su 3 clienti con una facilit che ancora oggi ci
chiediamo come abbia fatto. La foto solo mezzo busto perch per farla dalla
testa ai piedi avrebbe dovuto volare!
EĠ lĠora di scendere, il primo tratto ci impegna tanto quanto la salita, poi messo piede sul
ghiacciaio scendiamo un poĠ pi spediti ma sempre un poĠ distratti dal
panorama. Sul ghiacciaio non cĠ quasi pi nessuno, il freddo ha mantenuto la
neve molto compatta, questo ci rassicura e ci consente di prendersela pi
comoda.
Alle 14 togliamo finalmente i ramponi e vediamo in lontananza il rifugio.
Arriviamo stanchi, stata una bella gitona.
Ci rifocilliamo con una bella torta ed una
fresca birra, firmiamo il libro del rifugio, sistemiamo gli zaini e prendiamo serenamete i sentiero per
rientrare alla macchina.
A differenza di
ieri il sentiero ancora pi affollato, un via vai che non ha sosta tra
alpinisti ed escursionisti. Non sar bello come una gita solitaria ma anche
questo ha il suo particolare fascino.
Per il rientro Beppe ha in serbo una
piacevole sorpresa, ci fermeremo a Carema a prendere
il vino, che in effetti molto buono. Ma come si giocato di squadra in questa gita, Sergio
ribatte subito portandoci in una locanda dove ci preparano una merenda che
diventer la nostra cena e la nostra lussuria. Formaggio, salumi e verdure presentati benissimo e buonissimi, accompagnati dal
vino della cantina sociale di Carema.
Dopo due ore riprendiamo la via di casa dove
giungeremo a mezzanotte.
Seppur facile, questa
salita ci ha impegnato molto. So che tecnicamente non oggettivamente difficile,
ma resta pur sempre un quattromila ed servita molta tenacia per riuscire a
raggiungere la vetta e questo ci ha dato molta soddisfazione. Il fatto che non
ci siano stati altri pericoli o fonti di preoccupazione
ci ha dato la serenit per godere appieno di tutto lĠambiente.
Alla prossima!!!!
Emanuele Barsottini
Marco Verdini
Giuseppe Pozzana
Sergio Pistolesi